MOMENTI DI TRASCURABILE FELICITÀ
Giovedì 4 aprile
18:30
20:45
Venerdì 5 aprile
18:30
20:45
Sabato 6 aprile
17:00
19:00
21:00
Domenica 7 aprile
18:30
20:45
Mercoledì 10 aprile
18:30
20:45
Giovedì 11 aprile
18:30
Venerdì 12 aprile
17:00
20:45
Sabato 13 aprile
17:00
20:45
Domenica 14 aprile
18:30
Mercoledì 17 aprile
20:30

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SINOSSI
Lo yoga e l’Autan non sono in contraddizione? La luce del frigorifero si spegne veramente quando lo chiudiamo? Perché il primo taxi della fila non è mai davvero il primo? Perché il martello frangi vetro è chiuso spesso dentro una bacheca di vetro? E la frase: ti penso sempre, ma non tutti i giorni, che sembra bella, è davvero bella? A queste, e ad altre questioni fondamentali, cerca di dare una risposta Paolo (Pif), cui rimangono solo 1 ora e 32 minuti per fare i conti con i punti salienti della sua vita.

 

 

DURATA   1:33′
GENERE   Commedia

Recensione CNVF
Il soggetto è liberamente tratto da “Momenti di trascurabile felicità” e Momenti di trascurabile infelicità, due libri scritti da Francesco Piccolo sui quali Daniele Luchetti, regista, e lo stesso Piccolo hanno , dicono, “aggiunto molto, inventando una cornice ispirata a certi vecchi film, ed abbiamo appoggiato questi momenti tra cielo e terra, ovvero il paradiso vero e proprio e la città di Palermo, dove si volge la storia.”
L’ambientazione coglie scorci insoliti e inediti della città siciliana, con indubbia originalità con un ricasco positivo anche nel tono della narrazione. La citazione di “quei certi vecchi film” ha un riscontro preciso nella dimensione del sogno che si impossessa del racconto subito dopo la ‘morte’ del protagonista. Paolo appare quasi da subito simile ad un uomo molto attratto dalle donne in modo antico da conquistatore involontario. Sposato, molto legato a Agata ma ancora giovane, non indifferente al fascino femminile, Paolo segue il calcio e il Palermo, ha un approccio sentimentale ora malizioso ora furbetto; sempre dedito a conservare un carattere malinconico e quasi svagato.
Facendo parlare il protagonista da morto, Luchetti guida a briglia sciolta il racconto, lascia gli attori liberi di interagire, si muove con abilità nelle varie scansioni temporali. E tuttavia non riesce a toccare il cuore della riflessione, la scelta di essere buono e generoso con i protagonisti lo tradisce togliendo grinta e incisività alla narrazione.
Dal punto di vista pastorale il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.