IL TRADITORE
Giovedì 4 luglio
18:30
Venerdì 5 luglio
18:30
Sabato 6 luglio
19:00
Domenica 7 luglio
19:00

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SINOSSI
Nei primi anni ’80 è in corso una vera e propria guerra tra i boss della mafia siciliana per il controllo sul traffico della droga. Tommaso Buscetta, conosciuto come il “Boss dei due mondi”, fugge per nascondersi in Brasile e da lontano, assiste impotente all’uccisione di due suoi figli e del fratello a Palermo; ora lui potrebbe essere il prossimo. Arrestato ed estradato in Italia dalla polizia brasiliana, Buscetta prende una decisione che cambierà tutto per la mafia: decide di incontrare il giudice Giovanni Falcone e tradire l’eterno voto fatto a Cosa Nostra.

 

 

DURATA   2:28′
GENERE   Drammatico

Recensione CNVF
Si comincia negli anni ’80 e si finisce nel 2000 a Miami, dove Buscetta vecchio e malato, sempre in ansia per qualche possibile vendetta, muore invece a causa della sua malattia. Siamo di fronte dunque ad un ‘biopic’, una biografia dell’ultimo periodo di vita di colui che venne definito “Il Boss dei due mondi”. E il racconto passa quasi subito attraverso il fondamentale momento della scelta di collaborare con la giustizia italiana, fare rivelazioni e permettere l’arresto di 475 imputati. Quel ‘maxi processo’ (come fu chiamato) rappresenta il fulcro della narrazione: perché Bellocchio getta su quell’aula bunker uno sguardo acuto e indagatore, scruta in primo piano facce, occhi, espressioni, stati d’animo, fa emergere rancori, disappunti, falsità e mezze verità, secondo un copione che trascorre dalla malcelata voglia di rivincita a una propensione al perdono svogliata e un po’ ipocrita. Nei partecipanti alla messa in scena ci sono tante tipologie che prefigurano una rumorosa caduta nel vortice del bene e del male.
C’è Giovanni Falcone, sulla cui nobile figura si accanisce la sceneggiatura (quando lui e Buscetta si stringono la mano in un gesto quasi di pace; quando alla notizia del tremendo attentato che toglie la vita a lui, alla moglie e alla scorta, in una casa amici e sodali festeggiano e brindano a quell’episodio, sputando di gioia verso il teleschermo).
Ci sono certamente tante cose, e c’è, da sottolineare, la regia asciutta, dura con toni visionari a cui Bellocchio affida le immagini, scavate nel solco di una Sicilia dalla drammaturgia epica e quasi mitica se non fosse realistica; e c’è Pier Francesco Favino, che è un Buscetta rabbioso e condiscendente, spietato e non riconciliato, perfetto nel ruolo del ‘traditore’, quasi inconsapevole e controvoglia.
Film di potente impatto, che è da valutare, dal punto di vista pastorale, come complesso, problematico e adatto per dibattiti.